Preistoria

Durante il Paleolitico. superiore fiorì e si sviluppò in modo prodigioso l'arte preistorica...I reperti più antichi di questo periodo sono costituiti da alcune statuette che hanno come tema la donna,  raffigurata nuda, con la testa e la parte inferiore delle gambe appena accennate, mentre sono evidenziati il seno, il ventre e i glutei.

 In queste "Veneri" l' accentuazione degli attributi femminili più appariscenti ha un significato simbolico e magico: è l' esaltazione della donna come madre, come creatrice di un nuovo essere umano destinato a perpetuare la specie; è la raffigurazione della donna in stato interessante e solo una donna con uno strato di grasso evidente avrebbe potuto portare a termine una gravidanza in un'epoca in cui vivere non era certo facile...

Anche nel  Neolitico  troviamo incisioni,     realizzate dai primi agricoltori-allevatori,  raffiguranti   numerose scene relative a riti sacri e a rappresentazioni  di accoppiamento.

 

Incisione rupestre - 5000 a.c.                 venere

Egizi

La mentalità egizia guardava al sesso come al più naturale degli atti, non dimentichiamo le radici della cultura egiziana: contadini e allevatori, abituati quindi a confrontarsi quotidianamente con i riti di fertilità della terra e con le problematiche legate alla riproduzione...le loro divinità quindi rappresentavano in modo diretto queste convinzioni, a partire da  Osiride, simbolo della vegetazione e della fecondità della terra, che ancora nei Bassi Tempi è rappresentato disteso e mummiforme, mentre dalle bende sorge il fallo, simbolo dell'energia vitale che sconfigge la morte.

Nella figura qui sopra invece è rappresentato il dio Min, caratterizzato dal fallo eretto, simbolo di fecondità assoluta, ossia della divinità, dell'uomo e della terra;  nelle pitture egizie la nudità è rappresentata in modo molto semplice e senza secondi fini... Si discosta da questo stile un papiro erotico, conservato al Museo Egizio di Torino, che però è di carattere satirico -erotico in cui le scene sono di gusto goliardico-lupanaresco.

 

Minparticolare da papiro

Greci

L’arte greca introdusse qualche cosa di nuovo con l’esaltazione del corpo umano, la ricerca di una bellezza e quindi la raffigurazione di uomini e di donne nude, basta guardare questi particolari tratti da pitture su vasi e piatti in terracotta...
L’erotismo dei greci era però spesso stranamente ambiguo.

la tradizione cristiana considera un valore l'astinenza e la verginità, mentre i greci esaltavano l'amore fisico; il cristianesimo circoscrive la sessualità all'interno dei rapporti matrimoniali, mentre i greci svincolavano il sesso dalla funzione riproduttiva e accettavano anche i rapporti extraconiugali e omosessuali. È sicuramente innegabile che i pagani fossero meno inibiti dei cristiani. I greci avevano una divinità speciale per l'amore fisico, Afrodite, e nei miti e nelle leggende gli dèi vengono spesso ritratti mente godono dei piaceri della carne. Lungo le strade di Grecia erano poste statuette di Ermes con il pene eretto ed enormi falli erano portati in processione ogni anno durante le feste Dionisiache.

 

vaso greco       vaso greco        vaso greco

vaso greco     scultura ellenistica    piatto

 

Etruschi

A differenza di quanto è avvenuto per altre civiltà o popolazioni antiche, l'eros, come del resto tutto quanto li riguarda gli etruschi, risulta a tutt'oggi pressoché inesplorato. Tutto quello che sappiamo sull'eros degli etruschi, dunque, ci proviene dalle tombe e da poche altre testimonianze di seconda mano. Queste sono le nostre fonti. Possiamo subito notare il diverso colore utilizzato negli affreschi  per dipingere i corpi maschile e femminile, il primo viene  dipinto con un colore rosso o rosso scuro; il secondo  invece con un colore chiaro. La differenza di colore va probabilmente rapportata a motivazioni di tipo semplicemente naturalistico: al fatto cioè che  trovandosi spesso gli uomini, se non nudi,  poco vestiti  subivano inevitabilmente gli effetti dei raggi del  sole sulla pelle, che assumeva così  il  caratteristico colore rosso o rosso cupo dell'abbronzatura; le donne invece, costantemente  coperte dagli abiti,  venivano preservate, conservando così una carnagione chiara. Simboli fallici di varie proporzioni e variamente disposti, svolazzano sulle pareti delle tombe di Tarquinia e sui vasi esposti al Museo Nazionale. Molti sono espliciti, altri decorati o camuffati, spesso così  ironici da far sospettare che siano stati dipinti solo per scherzo. La perplessità aumenta se si considera che tutto questo sfarfallìo fallico si trova nelle pareti dei sepolcri che, secondo la nostra cultura, dovrebbe ispirare ben più meste immagini, mentre per gli etruschi non era altro che la dimora per la vita oltre la morte...

 

affresco          vaso

 

affresco affresco

Romani

Per avere un'idea della concezione romana dell'eros e dell'arte erotica può bastare una visita a Pompei, grazie  infatti ad opere di scavo, recupero e restauro, noi oggi  possiamo ammirare tutta la vita quotidiana di Pompei, dalla insegne pubblicitarie delle botteghe, ai messaggi d'amore incisi dagli innamorati dall'epoca, alle decorazioni delle lussuose ville. Proprio qui notiamo quanto fosse considerata normale, all'epoca, la rappresentazione erotica, esposta anche in ambienti pubblici, non certo nascosti, non solo come decorazioni d'atmosfera nelle camere da letto insomma; vediamo quindi mosaici, sculture, affreschi ed oggetti di uso comune  ricchi di sensualità...La sessualità è vissuta con naturalezza, il piacere oltre che sensuale è profondamente estetico e, spesso, a sfondo religioso.  La  religiosità,  infatti,era condivisa tra  il culto di Apollo, e quello di Dioniso ma  mentre il primo si limitava alla contemplazione e all'esaltazione  della bellezza, il secondo era molto più...come dire...terreno,  richiedeva quindi un contatto più diretto con i piaceri della carne,  (nei riti dionisiaci, raffigurati anche negli affreschi della Villa dei Misteri, a Pompei, erano comprese vere e proprie orge...). Altra divinità che è impossibile non ricordare in questa sede è Priapo, simbolo della fertilità della terra e degli animali che la  abitano, raffigurato sempre con il caratteristico fallo in evidenza, fallo da considerarsi alla stregua dei cornetti rossi, insomma, più un simbolo di buon auspicio che una reale figura oscena. Egli  era ritenuto protettore della prosperità delle greggi e custode delle vigne e dei giardini, dove la sua immagine era posta a spaventare gli uccelli e i ladri.

mosaico, villa romana del Casale, Ennaaffresco pompeiano, Priapoaffresco pompeiano, Priapolampade ad olio

affresco pompeiano   scultura romana, "gli amori di Ercole"  affresco pompeiano

villa dei misteri, Pompei

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