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"Hollywood Ending, un po' stanco e divertente, ironizza sul cinema, sul suo autore, sull'amore con straordinaria grazia intelligente: ma se il cinema industriale e il cinema intellettuale sono ugualmente risibili, cosa resta?" (La Stampa)
"Il film di Allen è una bella pagina di cinema ed insieme un atto d'amore verso un'arte che non deve piegarsi al commercio e alla stessa Francia che da madre premurosa del Cinematografo ama sempre e comunque i suoi figli più geniali." (L'Arena)
"Il film parla di cinema e d'amore tra un cineasta e una donna più giovane. La differenza d'età, in una coppia, può essere un problema? «L'amore è un'alchimia misteriosa, non conta l'età né, tantomeno, la razza. Non ci sono ricette, per la felicità». Lei è un maestro nell'arte della commedia... «Purtroppo non ho girato "Vacanze romane", un vero capolavoro. Adoro Chaplin e Buster Keaton, più cerebrale, ma su tutti metterei Groucho Marx. Tra gli europei mi piacciono Jacques Tati, Alberto Sordi e Ugo Tognazzi, molto divertenti». (Il Mattino)
"Condotta da Virginie Ledoyen, la cerimonia ha visto tra i suoi ospiti anche Claudia Cardinale e Rosanna Arquette, Laetitia Casta, Luc Besson. Il vero brivido l'ha dato Woody. Commosso per una trionfale standing ovation, sorpreso per l'inattesa Palma delle Palme, ha cercato di smorzare l'emozione ricordando che però i francesi fanno sul suo conto due errori: «Mi prendono per un intellettuale perché porto gli occhiali e mi prendono per un artista perché i miei film fanno pochi soldi»."... "Non siamo certo di fronte a uno dei migliori film del maestro di Manhattan, il quale non ha più l'età per posare beato fra le donne e partire alla riconquista di una ex-moglie come Tea Leoni. E poi, via: se è folgorante la trovata del regista costretto a girare una pellicola mentre è colpito da cecità psicosomatica, gli sviluppi sono tirati per i capelli, la satira del sistema hollywoodiano resta in parte nelle intenzioni e quasi tutti i personaggi sono degli amabili schizzi fatti con la matita." (Corriere della Sera)
"Israele e Palestina? Devono cambiare leader, quelli attuali non sanno guardare avanti, non hanno immaginazione: parola dell'ebreo Allen Konigsberg, al secolo Woody Allen, per la prima volta a Cannes in carne e ossa, dove ha portato, 13 anni dopo New York Stories, un suo film, Hollywood Ending e che ieri sera ha ricevuto a sorpresa la "Palma delle palme" dalle mani di Gilles Jacob. «Palestinesi ed israeliani vorrebbero vivere vicini ed in pace - sostiene Allen - le controversie sono alimentate solo da piccoli gruppi di potere che manipolano ed esaltano le differenze invece di lavorare ad una pace costruttiva e duratura. I problemi sul tappeto non sono impossibili da risolvere, ci vuole la volontà politica»". (Libertà)
"Più in generale, Hollywood Ending è una critica al cinema americano che Allen, come il suo collega e quasi coetaneo Robert Altman, detesta cordialmente, ritenendolo troppo attento al business e troppo poco alla qualità complessiva dei film che mette in cantiere. Peccato soltanto che il comico newyorchese stia lentamente, negli ultimi tempi, perdendo brillantezza e talento. Ha ad esempio preso il vizio di allungare il brodo (il film dura ben centoquattordici minuti, ovvero quasi mezz'ora in più del suo standard abituale) senza motivo, il che condanna le sue proverbiali battute a finire diluite in un mare di dialoghi inutili e noiosi." (Alto Adige)
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