Senza unione non c'è forza
(Diavolo 6)

Con il riordino della Sanità,che potrebbe subire variazioni in occasione del rinnovo del Consiglio Regionale, si ripresenta la possibilità che il settore della Continuità Assistenziale possa usufruire di qualche vantaggio, economico e non, che possa contribuire a dare dignità al settore.
Purtroppo i miglioramenti per la categoria, come avviene nel mondo lavorativo italiano, sono frutto di trattative sindacali che per i medici di Guardia Medica non hanno mai rappresentato una svolta. Non solo non esistono difensori di quei medici precari al tavolo delle trattative ma addirittura qualcuno in attesa di ricopiare un ruolo da attore, senza conoscere bene cosa interpretare, si improvvisa in tante occasioni differenti.
Così, in una non prende posizione per la partecipazione dei medici di Guardia Medica al 118 che prende le mosse; in un'altra diventa relatore favorevole all'avvio di cooperative di medici di base dove si discute dei vantaggi che ne possono derivare fra cui effettuare la Guardia Medica loro stessi ricevendone i compensi; in un'altra ostacola riunioni di colleghi precari accorsi numerosi da tutta la provincia per discutere della loro situazione, costringendoli a pagarsi una sede diversa da quella dell'Ordine dov'erano convenuti; in un'altra organizza manifestazioni di colleghi precari che, poco meno di una decina, danno un'immagine di come il settore abbia sempre meno potere contrattuale.
E, ancora, basta documentarsi sui comportamenti nelle sedi istituzionali per capire come l'interpretazione di qualcuno preveda solo ruoli da solitario esibizionista, talvolta circondato da sparute comparse.
Cari sottoccupati in camice bianco sulla scacchiera della vita si acquisisce il diritto alla partecipazione solo se si è in grado di giocare la partita. Per quella bisogna essere protagonisti, acquisire un potere contrattuale che deriva esclusivamente dalla forza di una moltitudine di gente motivata a lottare per obiettivi condivisi.
Occorre rappresentare una forza ed i numeri, perché possa essere tale, ci sono tutti. Al "suono della tromba" bisogna accorrere al capezzale di un servizio agonizzante che deve essere rivitalizzato perché deve svolgere il proprio ruolo da protagonista nella tutela della salute demandata al territorio. La funzione della Continuità Assistenziale dovrà essere ripensata per ribadire, se ce ne fosse bisogno, la propria indispensabilità. Purtroppo il disinteresse nel settore deriva dalla necessità per ogni operatore di ritagliarsi altri spazi professionali perché quell' unico impiego non ti consente di condurre una vita economicamente dignitosa.
Sembra di essere paragonati ai lavoratori socialmente utili sempre in bilico fra un lavoro garantito e la cassa integrazione, prima della definitiva rottamazione.
E' un dovere di tutti concorrere alla difesa ed alla valorizzazione di quell'attività che vede impegnate tante professionalità, anello di un'unica catena la cui integrità è garanzia di sopravvivenza per l'intera categoria.
Un solidale collante contribuisca allora ad unire tutti, senza distinzioni di appartenenza, perché solo insieme si può vincere, senza manifestazioni di debolezza, sicuri che solo i medici di Continuità Assistenziale sono titolari dei propri destini; altri, che non hanno mai conosciuto una notte insonne fra le mura di un ambulatorio di Guardia Medica, non hanno alcun diritto di gestire le situazioni di sofferenza di colleghi sottoccupati che, al momento, non hanno ancora trovato valido supporto solidale. Coraggio allora, solo " l'unione fa la forza ".

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