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“Mamma le UTAP” (diavolo 5) Già nel 1996 commenti ufficiali alle trattative per il rinnovo delle convenzioni per la medicina generale spingevano i medici che ne erano interessati all’associazionismo e garantire un’assistenza costante sul territorio 24 ore su 24. Qualcuno già parlava di ricreare le condizioni per la gestione notturna della malattia con l’intento di fagocitare il medico di guardia medica. Il compenso orario spettante a questo ultimo poteva essere opportunamente convertito in quota capitarla per il generalista. Quanto detto può essere facilmente desunto dalla stampa dell’epoca. Dopo otto anni la storia si ripete uguale, fortunatamente con giudizi non univoci e con voci discordanti fra i vari sindacati di categoria i cui iscritti hanno ben apprezzato, nel corso del tempo, la tranquillità del loro vivere quotidiano durante i giorni di festa e le notti quando alla incolumità dell’utenza provvede da più di venti anni il medico di Guardia Medica e, al momento, i colleghi dell’Emergenza. Le UTAP (unità territoriali di assistenza primaria) vengono presentate come l’unica alternativa per un aumento di retribuzione al medico di medicina generale. I soldi sarebbero stanziati solo per coloro che si associano, garantendo la presenza in una unica sede, e che contribuiranno al potenziamento delle strutture per gestire la cronicità limitando i ricorsi all’ospedale. In una organizzazione così pensata ecco la necessità di garantire regolamentazioni giuridiche alle forme associative, il ricorso a società di servizi quando i protagonisti delle UTAP si dovessero trovare a gestire bilanci corposi. In una ottica manageriale ecco la propaganda per la creazione di COOP mediche dove raggruppare oltre ai convenzionati (che portano in dote la “merce”, i mutuati che li hanno scelti) anche specialisti, personale paramedico ed estranei alla Sanità ma ricchi di capitale disponibile per una amalgama di tutti. Il prodotto salute pronto ad essere venduto al miglior offerente compresa la AUSL che acquisterebbe a prezzi vantaggiosi, concorrendo al risparmio a tutti i costi che mal si concilia con cure efficaci ed efficienti. Nasceranno Società di capitali e fondazioni attive solo se garantiranno utili. Eppure la salute del cittadino non può essere una merce di scambio, né un prodotto da quotare in borsa. Tutto il mondo guarda a quello italiano come un modello di Sanità da imitare che ha portato la popolazione al record di longevità e per questo bisognoso di più risorse in una povera nazione votata al risparmio sulla pelle del cittadino. Obiettivi diversi per ogni Regione ed erogazioni non uniformi di livelli essenziali di assistenza ci renderanno Italiani diversi a seconda della presenza geografica sul territorio. UTAP, fondazioni, COOP, SRL e quanto altro, al pari dei Sindacati su un ipotetico tavolo delle trattative future celebreranno, insieme, le esequie del SSN che tutti dovremo concorrere a salvaguardare. E’ necessario non farci ammaliare dalle sirene del momento pronte a giurare facili e importanti guadagni per operatori della sanità deviati dalla comune attenzione per il malato che deve continuare a rappresentare ciò che il giuramento ad Ippocrate ha insegnato. E il medico di guardia medica? Se Covolo, responsabile dell’agenzia regionale di contrattazione della parte pubblica con i sindacati, riferendosi ai medici di medicina generale, parlando di Convenzione la definisce un patto dal quale possono dissociarsi ritornando alla libera professione, (leggi possono essere licenziati dal SSN), non si comprende in che considerazione possa essere tenuta la Continuità Assistenziale. Lo stipendio della manovalanza del settore più volte viene offerta come merce di scambio al generalista che ne faccia richiesta, disposto a garantire la malattia durante le ore notturne. E non si fa mistero (come si legge in una nota ANSA del 19 maggio cm) che la Guardia Medica è destinata a scomparire. Un modello di UTAP propugnato prevede la presenza di sei medici di M.G. ogni diecimila abitanti e due medici di guardia medica. In una tale organizzazione si evidenzia come il rapporto ottimale (di 1:1.000) scompaia e come per sopravvivere il collega di continuità assistenziale diventerà lo schiavo a giorni alterni di una qualsivoglia associazione che oltre a non riconoscere più il guadagno attuale, lo priverà anche dei più elementari diritti umani. Il diavolo ha letto delle posizioni di alcuni sindacati che rivendicano il ruolo attivo e dignitoso dei medici di guardia medica nei cambiamenti futuri. Ha però anche ascoltato altri presunti responsabili sindacali non tenerne conto anzi rimarcare che fra i vantaggi dell’associazione c’è anche quello di svolgere il ruolo di continuità assistenziale. Sapete perché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi? Per mettere dentro ben visibili quei colleghi, rappresentanti sindacali, che per il numero di iscritti nelle proprie fila possono rappresentare appena se stessi, per esporli al pubblico ludibrio di chi ancora non ne conosce la bassa caratura morale e umana. Il diavolo
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