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Cessazione del
rapporto convenzionale
DIAVOLO 4
Sollecitato da alcuni
lettori della rubrica dedicata al diavolo ho cominciato a mettere la coda
negli anfratti di articoli e commi dell’Accordo Collettivo Nazionale in
vigore, quello che regola la disciplina dei rapporti con i medici di
Medicina Generale. Aleggia, non senza ragione, il timore che l’Azienda di
appartenenza possa revocare la Convenzione a quei colleghi che
faticosamente, dopo lunghi anni, si sono garantiti la possibilità di
esercitare la medicina di base.
L’art.6 al comma 3, testualmente recita:
“Il medico che, dopo tre anni di iscrizione nello stesso elenco dei medici
di assistenza primaria non risulti titolare di un numero minimo di scelte
pari a n°150 unità, decade dal rapporto convenzionale, salvo che la
mancata acquisizione del minimo anzidetto sia dipendente da situazioni di
carattere oggettivo. Il provvedimento è adottato dalla competente Azienda,
sentiti l’interessato e il comitato aziendale.”
E’ paradossale come chi dovrebbe decidere sulla cessazione del rapporto
convenzionale dei colleghi, insieme ai rappresentanti aziendali, siano
quegli stessi rappresentanti sindacali che ora siedono al tavolo del
comitato aziendale, ora a quello nazionale.
In quest’ultima veste hanno decretato l’aumento del numero di scelte
necessario per il mantenimento della Convenzione da 50 come prevedeva il
precedente contratto a 150 di quest’ultimo in vigore. Gli stessi
rappresentanti si ostinano a non rendere uniforme il rapporto fra ottimale
e massimale che fissano il tetto delle scelte a carico del medico di
medicina di base. Così se la zona carente viene rilevata con un rapporto
di un medico ogni 1.000 abitanti, viene garantita altresì la possibilità
di acquisire 1.500 scelte, numero che con le tante deroghe previste
,viene aumentato ulteriormente.
Ed intanto la rilevazione della zona carente mai coincide con la sua
assegnazione, che si verifica generalmente dopo più di un anno, così che
nel momento in cui al medico viene assegnato l’incarico, non esistono
assistiti disponibili.
Come può allora il medico titolare della Nuova Convenzione competere con
i più quotati colleghi che da anni operano sul territorio? Per
collezionare qualche libretto comincia allora una questua umiliante
gioendo per il raggiungimento dell’età pensionabile dell’anziano collega
che talora cerca di mettere a profitto il termine dell’attività con
espedienti spesso ai limiti della decenza.
Succede che una quantità di assistiti improvvisamente in carico ad un
collega nel volgere di pochi mesi si riduca con la stessa velocità; il
diritto alla titolarità nella Continuità Assistenziale superato anche se
episodicamente il n° di 600 scelte viene intanto perso. E’ capitato che
titolari del settore della Continuità Assistenziale di un passato recente
abbiano chiesto l’inserimento nelle liste per gli incarichi di
sostituzione per consentirsi un compenso adeguato per le spese che
intanto incombono su chi deve gestire uno studio medico senza fare
differenza se sia o meno in attività.
Dopo aver reclutato amici e parenti e dopo aver esaurito le umilianti
questue volte all’aumento dei propri assistiti la conservazione del numero
appena sufficiente per mettersi al riparo di quell’articolo 6 prevede ora
il ricatto dell’utenza. Il rifiuto di un certificato medico o di una
ricetta che preveda un farmaco con nota, una visita non urgente non
effettuata con sollecitudine, il rifiuto della prescrizione di un
medicinale al parente con esenzione ticket,
il certificato compiacente per una assenza non giustificata al lavoro,
saranno motivo di ricusazione senza che alcuno proponga di coniare una
medaglia per la tua professionalità.
Ancora una volta diventiamo intrusi in un contesto di interessi altrui
difesi ad oltranza senza la consapevolezza che la tutela del SSN prevede
necessariamente il coinvolgimento di tutti. Ad essere minacciata è
l’intera categoria ma i precari hanno poco da perdere. Se i sindacati non
affronteranno le prossime battaglie in modo globale difendendo gli
interessi di tutti, finiranno col perdere la propria credibilità. Con la
frammentazione della categoria tutti saremo più vulnerabili e, perdendo il
potere contrattuale, saremo in balia di chi sta mettendo a repentaglio un
sistema di tutela della salute nazionale a vantaggio di tante realtà
locali dove le garanzie individuali saranno meno difendibili.
Attenti allora perché i COBAS sono realtà presenti già in altri settori
della vita produttiva italiana. Nella Sanità ci sono operatori esasperati
che non
intendono rimanere precari e sottomessi per sempre e che non sono disposti
a tollerare quelle ingiustizie che stanno contribuendo ad aggregarci
rendendoci consapevoli del potere contrattuale che in futuro potremmo
rappresentare.
La voce del diavolo


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